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I gatti lo sapranno
Cesare Pavese
Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l’alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.
Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.
Farai gesti anche tu.
Risponderai parole –
viso di primavera,
farai gesti anche tu.
I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l’alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi più ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.
Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell’alba,
viso di primavera.
I gatti lo sapranno: custodi di segreti e antiche conoscenze
Cesare Pavese, nella sua poesia I gatti lo sapranno, evoca un’immagine di mistero e conoscenza silenziosa, attribuendo ai felini un ruolo quasi magico. Il gatto, con la sua natura enigmatica e il suo sguardo imperturbabile, è da sempre considerato un custode di segreti e un osservatore silenzioso del mondo umano. La sua capacità di muoversi tra luce e ombra, di restare presente senza essere invadente, lo rende una creatura mistica, dotata di un’intelligenza antica e intuitiva.
Il gatto non ha bisogno di parole: osserva, comprende e resta. Nei momenti di solitudine, si fa presenza discreta, accarezzando l’anima con la sua semplice esistenza.
Queste creature, hanno una raffinatissima capacità di percepire i vissuti emotivi dei loro compagni umani e comportarsi poi di conseguenza.
Vivere con un gatto non può che rimandare questo sentore di magia e mistero e non si può non restarne affascinati.
Il gatto come antidoto alla solitudine
La solitudine, quando prolungata, può trasformarsi in un peso insostenibile e, talvolta, condurre alla depressione.
Stiamo tendendo sempre più all’isolamento, sempre più persone, giovani e anziani, si ritrovano a vivere sole in piccoli appartamenti.
Il ritmo di vita è o estremamente veloce, se sei giovane, o estremamente lento, se sei vecchio: correre senza mai prendere fiato e arrivare a casa senza forze oppure contare le ore su di una poltrona reclinabile, intuendo l’eco lontana della tv e della città.
E la solitudine mette radici.
Quell’isolamento involontario può diventare un’abitudine, brutto vizio di una persona che rischia di aprire la porta ad un unico ospite: la depressione.
La buona notizia è che c’è una soluzione rapida ed efficace: un gatto! …O tre!
La relazione con un animale è infatti estremamente terapeutica ed educativa.
Si smette di sentirsi soli quando qualcuno ci aspetta, quando si torna a casa e qualcuno è felice, felice di avere te, proprio te!.
Un gatto non può curare la depressione, ma in quell’abisso nero può starti seduto vicino, come solo lui sa fare. E stare al buio da soli o con un compagno fedele è ben diverso.
Per chi si sente solo, il gatto diventa un compagno prezioso, capace di colmare i vuoti emotivi con la sua semplice esistenza.
Oltre la solitudine: una relazione di cura reciproca
Adottare un gatto non significa solo ricevere affetto, ma anche offrire amore e protezione. Questo legame di reciproca cura aiuta a dare un senso alle giornate, stimola la responsabilità e porta a una routine benefica. Cesare Pavese, con la sua sensibilità poetica, sembrava intuire questa capacità dei gatti di sapere, di comprendere senza bisogno di parole. I gatti lo sanno quando siamo tristi, sanno quando abbiamo bisogno di una presenza silenziosa che ci accompagni senza invadenza. E forse, proprio per questo, rimangono accanto a noi, a vegliare sui nostri segreti, come saggi custodi della nostra anima.
La scienza dice: i gatti, dottori inconsapevoli!
Numerosi studi hanno dimostrato che accarezzare un gatto riduce lo stress, abbassa la pressione sanguigna e stimola la produzione di endorfine, gli ormoni del benessere. Il suo dolce fare le fusa agisce come una melodia rassicurante, capace di infondere calma e serenità.
Uno studio dell’Università del Minnesota ha invece evidenziato che possedere un gatto può ridurre fino al 40% il rischio di infarto e ictus, grazie all’effetto calmante che i gatti hanno sul sistema nervoso.
I gatti migliorano anche la qualità del sonno: uno studio realizzato dalla Mayo Clinic Center for Sleep Medicine in Arizona ha dimostrato che il 41% dei proprietari di mici hanno un sonno più lungo e profondo quando sono in compagnia del proprio gatto. Il segreto sarebbe proprio nelle fusa (a meno che i gatti non ti dormano sopra!).
E come ultimo superpotere dei felini, sempre uno studio americano ha dimostrato che avere un gatto in casa permette di migliorare il sistema immunitario: diminuisce del 50% il rischio di infezioni respiratorie e allergia ad acari, pelo di animali, graminacee e polvere. La salive del micio infatti contiene delle proteine che rilasciate nell’aria aumentano le difese immunitarie.
Il medico Albert Schweitzer disse: “Ci sono due modi di sfuggire alle miserie della vita: la musica e i gatti”.
Inoltre ricordiamoci: salvare u gatto non cambierà il mondo, ma per quel gatto il mondo cambierà per sempre!
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